Teatro

Libera Università di Alcatraz, 26 luglio – 2 agosto 2003

Scrittura creativa

Messa in scena

Sarebbe bello aver girato dei video per rivivere l’esperienza, coinvolgente al massimo, del Seminario sull’immaginazione condiviso insieme a Stefano Benni e a Jacopo Fo (dal 26 luglio al 2 agosto del 2003, ospiti della Libera Università di Alcatraz, a Santa Cristina di Gubbio).

Se, durante uno spettacolo del Lupo, sei stato conquistato, come me, dalla sua affabulazione e dalla sua presenza scenica, puoi immaginare quanto sia stata liberata e potenziata l’immaginazione di noi, fortunati partecipanti.

Dalla mattina sino a tarda notte, abbiamo condiviso, lasciandoci andare all’ispirazione del momento, lezioni fantasiose, Tai Chi, cibo sano, vini buonissimi come il Sesso selvaggio; ed è venuto il momento di scrivere poesie in pochi minuti e recitarle (se te la senti), davanti a tutti. Ma non era ancora abbastanza: perché hanno formato quattro gruppi? Per scrivere e mettere in scena, in una settimana, quattro spettacoli teatrali!

Nel mio gruppo è stata un’esplosione di testi, pieni di cancellature, talento mai soddisfatto; desiderosi di offrire il meglio scaturito dalla nostra fantasia, abbiamo fatto anche i conti con momenti di imbarazzante blocco creativo. Ma c’era subito qualcuno che rileggesse con te il tuo scritto per suggerirti come riprendere il filo della narrazione. E, oltre a partecipare attivamente con la mia scrittura e propensione all’ascolto, ho contribuito alla stesura di un testo, teatrale, coerente, fantasioso, pronto per essere recitato con poco tempo a disposizione per le prove: il lavoro di redazione più entusiasmante che mi sia mai capitato!

Stefano Benni è stato sempre disponibile a condividere la sua esperienza, preannunciando se l’effetto comico desiderato si realizzerà, oppure no. Regista di tutti noi, ha deciso chi dovesse scrivere che cosa, altrimenti sarebbe stato soltanto un delirio creativo. A me è toccato in sorte il finale.

L’incessante lavoro di Jacopo Fo nel ruolo di trovarobe, per le esigenze di scena di ben quattro spettacoli, mi ha stupito. Ha scovato l’inimmaginabile che si è adattato a diventare scenografia, costume, trucco.

Lo spettacolo del mio gruppo si intitola

Il Principe Nero e Madeleine

Madeleine è un’artista di gran talento, attrice, danzatrice, scrittrice e, soprattutto, è una donna libera.

Con il suo fascino seduce, involontariamente, il Principe Nero, potente e freddo, si crede un grande esteta, colleziona arte antica per pavoneggiarsi. Ha fama di essere un gran tombeur de femmes  e si veste, ovviamente, di un nero totale.

Madeleine ha accettato che il Principe Nero fosse il suo uomo e impresario. Colui che, arricchitosi con numerose tournée per il mondo, standing ovation alla sua compagna e diva, l’ha lasciata quando un vistoso callo ha osato deturpare la sua bellezza.

Madeleine scompare nella foresta amazzonica.

Ma non è sola. Sempre con lei è suo figlio a pois; del padre mai si saprà qualcosa.

Sulle tracce di Madeleine, assoldata dal Principe Nero, è la perfida Moira Orfei. Ha saputo dell’esistenza del bambino a pois e lo vuole assolutamente catturare per esibirlo nel suo circo.

Impegnato nella medesima ricerca è il gelido Bofrost, killer al soldo del principe abbandonato e rancoroso.

Madeleine ha trovato rifugio nel villaggio sorto all’ombra dell’antico e frondoso albero Maitai: si è lasciata tutto alle spalle, libera e felice, almeno di giorno. Perché nottetempo si chiede ancora come ha fatto a farsi incantare da quell’inquietante uomo sempre di nero vestito.

E decide che potrà liberarsi definitivamente dal ricordo del Principe Nero quando lo rivedrà, incrociando fieramente il suo sguardo di collera. E poi, sul palco predisposto come lei ha voluto, si daranno le spalle, schienale della sedia dell’uno contro quello dell’altra. Ascolta la lettera di quell’uomo che, respinto, ora soffre; e, con parole scritte con acuta e leggera consapevolezza di sé, Madeleine si congeda da un mondo ormai a lei estraneo, vivendo felice all’ombra amica del Maitai, insieme al suo bambino a pois che vede il mondo con la testa in giù e i piedi in su.

Torino, 20 maggio 2019

Il Principe Nero a Madeleine

Madeleine, carissima, amada mia.

Che notte ieri notte… Ti ho sognata, eri in Amazzonia, avevi un figlio a pois al collo. Mamma mia che paura! Sono saltato giù dal letto perché mi urlavi addosso «Mi schifi per un callo, canaglia!».

Ti ho mollata per un callo di troppo, un callo che ha ucciso il nostro amore. Sono stato spregevolmente stupido, è vero. Ma amavo troppo la tua bellezza perfetta e troppo odiavo ogni piccola imperfezione che la diminuisse. Ma non era un callo, era un dosso!

Volo da te per baciarti il piedino e anche i tuoi calli che ora adoro. Non perdonarmi, sei troppo fiera per farlo e la mia dignità mi impedisce di chiedertelo, il perdono. Sarò il padre della tua creatura, anche se è a pois… che orrore per un esteta come me… ma per il nostro amore farò questo e di tutto e di più.

Non fuggire… sto arrivando. Sono già con te.

Madeleine al Principe Nero

Resta dove sei. Sono io che non ti voglio più.

I tuoi manuali di estetica, le tue statue greche, la tua freddezza che tutto scruta ma nulla vede, non mi incantano più. Io, qui nel cuore della foresta delle amazzoni, ho scoperto che la bellezza è un’emozione che ti prende dal basso, è una danza folle e selvaggia, qui attorno al Maitai.

Senza quel callo non l’avrei capito mai. Ora lo so e salto di gioia, lontano da te, dai tuoi canoni e dai tuoi cliché. Sono libera e non mi manca nulla ed è tutto alla rovescia rispetto a quello che volevi farmi credere tu. Me l’ha fatto scoprire mio figlio a pois che passa le giornate con la testa in giù e i piedi in su.

E con questa filastrocca ti saluta la tua ex gnocca.

Santa Cristina di Gubbio, 2 agosto 2003

Lo spettacolo è andato in scena il 2 agosto 2003.

Ho introdotto i personaggi di Moira Orfei (recitato da un ragazzo con il pizzetto e occhi truccati pesantemente), e del bambino a pois (in scena era già ben adulto, nessun bambino era disponibile).

Le lettere che il Principe Nero e Madeleine leggono a turno, dandosi le spalle, sono il finale. Stefano Benni mi ha dato l’incarico di scriverlo e non so ancora come sia riuscito ad arrivare in fondo, ho cestinato tentativi fino all’ultimo momento.

Torino, 24 maggio 2019