La Burcina incantata

Se avessimo iniziato l’esplorazione della collina nei primi anni dell’Ottocento, in dialetto gli abitanti di Pollone ci avrebbero detto di non sprecare fatica per vedere solo tanto bru, ovvero brugo, un arbusto (Calluna vulgaris) che, ricoprendola interamente, dava alla Burcina un aspetto brullo e poco attraente. Eppure lo spettacolo che oggi, a fine maggio, abbiamo davanti agli occhi è fiabesco. Boschi di faggi, castagni, aceri, frassini, querce, ciliegi, betulle e prati allegramente colorati dai loro fiorellini spontanei, crescono al fianco di spettacolari piante fiorite dal fascino esotico e alberi immensi certamente non nati qui. Che fine ha fatto il bru?

Un industriale laniero di Pollone, Giovanni Piacenza, iniziò nel 1840 il rimboschimento della parte bassa del colle piantando alberi autoctoni a larghe foglie e remote e plurisecolari specie arboree, che si fusero in un’armoniosa unità assieme ai tipici elementi rurali locali, la strada in terra battuta, i sentieri e le cascine, alternando i boschetti alle radure e ai prati. Così il bosco iniziò ad accogliere, senza alcun elemento di separazione, un giardino paesaggistico che offre al visitatore l’ebbrezza di contemplare idealmente quasi tutta la flora del mondo. Nella cascina Valfenera inferiore, vicina all’ingresso, si sono splendidamente ambientati diversi esemplari di cedro dei monti dell’Atlante, una catena che per 2.400 chilometri attraversa Tunisia, Algeria, Marocco: alto anche 50 metri, il maestoso cedro ha una circonferenza di più di 6 metri e con l’immensa verde chioma piramidale a rami leggermente penduli può ombreggiare un’area di un’ottantina di metri quadri! Tra le cascine Armonica e Bigatta è ormai di casa una misteriosa presenza: dalla Cina occidentale Davidia involucrata o l’albero dei fazzoletti, alto anche 20 metri, sventola lunghi fiori bianco-crema, affusolati e pendenti (gli anglosassoni li chiamano alberi dei fantasmi o delle colombe).

Felice Piacenza continuò per quasi cinquant’anni l’opera paterna e aggiunse nuove specie esotiche, le ortensie, originarie di Cina, Giappone, America meridionale; le camelie dall’India, dalla Cina, dal Giappone; le azalee e i rododendri appartengono a un unico genere e fioriscono in Cina, in Tibet e nelle regioni himalaiane, mentre i rododendri lilla nascono sui monti del Caucaso ma si stanno naturalizzando qui nel parco; i liriodendri degli Stati Uniti orientali, alti anche 30-40 metri, sono caratteristici per i fiori giallo-verdi con una macchia di arancione alla base, simili a tulipani.

Di mese in mese la collina è un fermento di sempre nuove fioriture. A marzo le camelie, le eriche, i narcisi, i ciliegi; in aprile le forsizie, le magnolie, le spiree; a maggio l’albero dei fazzoletti, le azalee, i rododendri; a giugno le rose, le kalmie, i liriodendri; le ortensie a luglio e in agosto; le eriche e le mele in settembre; in autunno il parco sfuma dal giallo al rosso fuoco.

Con la legge regionale 24.4.80 n. 29 è stata istituita la Riserva Naturale Speciale del Parco Burcina, intitolata a Felice Piacenza, per tutelarne le caratteristiche ambientali, naturali e paesaggistiche e promuoverne l’attività culturale, scientifica e didattica.

Percorriamo la strada principale sterrata, che sale zigzagando, ed è magia contemplare il laghetto, pullulante di vita anfibia, custodito da cinque immense sequoie dell’America settentrionale; sono alte una cinquantina di metri e la circonferenza di ciascun tronco è di 6 metri. Una conifera assai singolare è il cipresso calvo, nato nelle zone umide dal Mississipi alla Florida: protende verso l’alto le proprie protuberanze radicali, dette pneumatofori, attraverso le quali le radici vengono rifornite di ossigeno. Come spicca tra i boschetti di faggi selvatici e rossi! È ancora presto per vedere le ortensie fiorite, dobbiamo aspettare l’estate, ma siamo grati alle belle azalee per la loro fresca e completa fioritura. Ecco la stupefacente conca dei rododendri! Rosa, lilla, rosso, carminio, porpora, viola, bianco compongono sinfonie di sfumature che occupano un intero fianco della collina, trionfo di fiori vertiginosamente aggrappati allo strapiombo, colmandolo di fantasiose coloratissine dune di petali affacciati sull’abisso. Sono i capolavori di Felice Piacenza.

Proseguiamo lungo il versante biellese ma un bivio per nuova via ci riporta alle azalee, alle ortensie tra alberi dai nomi misteriosi e lontani: Tsuga canadensis, Cryptomeria japonica. La strada in terra battuta continua a salire descrivendo profonde e irregolari anse, affacciandosi su Pollone e più in là sui boschi che puntano verso Oropa; mentre altre svolte svelano gigantesche sequoie e immacolati ciliegi giapponesi che fanno compagnia a più domestici pini. A tratti siamo coperti dal fitto tetto di rami e di foglie che ci avvolgono in ombre quasi autunnali, e poi ritroviamo il cielo e siamo nuovamente lasciati liberi di spaziare a 360 gradi. Sullo sfondo scorgi i pascoli prealpini dominati da vette innevate, le case, i fabbricati rurali e industriali della pianura.

Ma il cuore del parco è una nuova splendida piantagione di rododendri, finalmente ora possiamo avvicinarli e scorgerli da ogni lato, grazie ai sentieri che li circondano e quasi li attraversano. I loro colori estendono la sgargiante tavolozza sino all’arancio. Siamo in una zona particolarmente riparata ove crescono quercia da sughero, mirto, palma, corbezzolo e lavanda, piante tipiche dell’area mediterranea.

La Burcina è popolata da scoiattoli, tassi, ricci, volpi, lepri ed è sorvolata da passeri, pettirossi, cince, fringuelli, capinere, merli, picchi, gazze, cornacchie, sparvieri e specie migratrici che trovano abbondante cibo e riparo nella vastissima copertura forestale.

Sul culmine della collina, come le sue antenate medievali svetta la torre Martini.

INFORMAZIONI

Massimo Eugenio de Luca

2004

Foto di Elena Mokeeva
Foto di Elena Mokeeva
Foto di Elena Mokeeva
Foto di Elena Mokeeva

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